Finanziamento ai partiti: oggi si vota, ma l’accordo non c’è

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Sì, si tratta proprio di quel testo varato dall’esecutivo il 5 giugno e sul quale il premier Enrico Letta aveva posto un aut aut: «Se non passa entro sei mesi procederemo per decreto….». E ieri pomeriggio un primo tentativo di mediazione è finito con parole davvero grosse quando Renato Brunetta e Renato Schifani hanno abbandonato il vertice convocato al Senato con i capigruppo del Pd. La rottura è profonda perché si sono sentite le urla anche sulle presidenze della commissione Antimafia e di altre bicamerali rimaste in sospeso: per l’Antimafia, da luglio, il Pdl tenta di far passare la candidatura del senatore Donato Bruno mentre il Pd continua a rinviare ogni decisione lasciando intendere che potrebbe sempre spendersi il nome di Rosy Bindi (lei fa sapere di non aver chiesto nulla). Risultato: fumata nera anche se si vota domani alle 14 per l’Antimafia e in mattinata per le altre bicamerali (Semplificazioni, Schengen, Anagrafe tributaria).
Il problema serio, però, è sul finanziamento dei partiti. Pd e Pdl-FI non hanno trovato l’accordo in commissione su due nodi che, rispettivamente, ciascun grande azionista della maggioranza reputa irrinunciabili e inconciliabili con quello dell’alleato. I democratici chiedono, nonostante l’opposizione durissima del centrodestra, un tetto massimo di 100 mila euro per le donazioni dei privati ai partiti. In direzione diametralmente opposta, in barba al «niet» del Pd, Berlusconi e Alfano spingono per la depenalizzazione nel caso una società doni fondi ai tesorieri dei partiti senza un’apposita delibera dei rispettivi consigli di amministrazione (sanzione che, invece, oggi è prevista).
Insomma, le posizioni sono ancora molto distanti ma i Cinque stelle sospettano che la rissa sia solo di facciata per rinviare ancora un volta il taglio del residuo finanziamento pubblico che non è stato tagliato nel 2012.
Oggi il governo rischia se il vertice convocato dai capigruppo con i relatori Emanuele Fiano (Pd) e Mariastella Gelmini (Pdl) non dovesse dare frutti. In assenza di un accordo, infatti, il ministro Franceschini sarebbe costretto a rimettersi all’aula sull’emendamento del Pd (tetto di 100 mila euro) così come su quello del Pdl (depenalizzazione del finanziamento illecito). Le vie d’uscita, comunque, non mancano. Al classico rinvio sine die (che fine farebbe l’aut aut di Letta?), il governo preferisce un ammorbidimento: su questo fronte il Pd è disponibile a graduare o addirittura a rinviare al 2015 l’entrata in vigore del tetto a 100 mila euro per i finanziamenti privati (oggi il contributo di Berlusconi al Pdl è valutabile in milioni di euro). In parallelo, il Pdl accetterebbe la depenalizzazione del finanziamento illecito solo per le donazioni inferiori ai 100 mila euro.
Andrea Giorgis, deputato piemontese del Pd, spiega: «Introdurre un tetto alle donazioni dei privati è una questione generale tesa a garantire in futuro l’autonomia della politica dall’economia». Francesco Paolo Sisto (Pdl-FI), presidente della commissione Affari costituzionali, parla di «momento di tristezza istituzionale» per il mancato accordo e aggiunge: «Se andiamo verso un finanziamento privato è ovvio che li dobbiamo invogliare, i privati, anche eliminando le attuali ganasce che presenta il sistema».
I relatori Fiano e Gelmini non negano le difficoltà ma sono al lavoro con i capigruppo per tentare di raddrizzare una barca che sta sbandando: «Abbiamo compiuto ogni sforzo per varare una buona legge», dice Fiano. Ma Sisto (Pdl) replica: «Il testo del governo è pronto per l’aula e noi siamo pronti a votarlo. Il Pd no». Un’ idea ce l’ha avuta il tesoriere di Sel, il deputato Sergio Boccadutri, che ha fatto approvare in commissione un emendamento sul tetto alle commissioni bancarie (0,15%) per le donazioni ai partiti fatte con carta di credito: «Così garantiremmo trasparenza e tracciabilità». Il M5S, con Danilo Toninelli, propone un tetto anche per le micro donazioni: massimo 5 mila euro all’anno per ciascun donatore.
Dino Martirano


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