Si esce dalla crisi puntando su Eni, Enel e Finmeccanica

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È sul costo dell’energia e sulla sua compatibilità ambientale che si gioca la sorte di un Paese manifatturiero come l’Italia. Da questo punto di vista, se osservassimo le cose con un po’ di lungimiranza, ci renderemmo conto che siamo sulle soglie di una gigantesca trasformazione complessiva. L’ingresso sul mercato dello shale-gas americano, estratto dalle rocce del sottosuolo, è destinato a cambiare in tempi brevi tutto. Il costo del gas sarà presto, per gli Usa, del 70% inferiore a quello europeo, i costi dell’energia prodotta verranno dimezzati, le emissioni di CO2 drasticamente ridotte. Le conseguenze hanno già iniziato a dispiegarsi: negli Usa l’industria manifatturiera è ripartita, fioriscono nuove aziende, si creano posti di lavoro. Sepolta con la crisi l’epoca infausta dell’economia di carta e dell’impero della finanza, Main Street, l’economia reale, ha cominciato a riprendere la postazione centrale sin qui occupata da Wall Street, l’economia finanziaria.
L’Europa e l’Italia dovranno molto presto misurarsi con questa trasformazione. L’importazione dello shale-gas americano non ci aiuterebbe a risolvere il problema: tra liquefazione, trasporto e rigasificazione i costi, per noi, raddoppierebbero. Il nucleare non rappresenta una via d’uscita neppure in termini meramente economici: anche lì il costo totale della filiera è proibitivo.
La prospettiva strategica, soprattutto per i Paesi europei del Mediterraneo, appare pertanto obbligata: passa per il rapporto stretto con i Paesi del Nord-Africa e con la Russia, cioè con quei Paesi che possiedono materie prime in abbondanza, i cui prezzi sono destinati a ridursi con l’arrivo dello shale-gas, là dove noi vantiamo invece giacimenti altrettanto enormi ma di tutt’altro tipo: quelli del fare, del trasformare e dell’innovare. Il futuro, per noi, dipende da questo incontro tra chi ha le materie prime e tra chi ha la capacità di trattarle e trasformarle.
Il famoso “made in Italy”, del resto, non è e non è mai stato un’etichetta. È stato e deve tornare a essere una garanzia di qualità. Lo scambio è dunque tra materia prima competitiva nel prezzo da un lato e fornitura di prodotti e beni di consumo di valore per le popolazioni che sono uscite dalla povertà dall’altro. La conquista di questi mercati, potenzialmente ricchissimi, è destinata a creare posti di lavoro e a frenare la delocalizzazione, sostituita dall’aumento della produzione e delle esportazioni, dell’occupazione di nicchie corpose nel mercato di qualità.
Se a ciò aggiungiamo la capacità di risparmio e maggiore efficienza energetici, è evidente che una strategia del genere è oggi di gran lunga quella più credibile per uscire dalla crisi. Abbiamo tutte le chances di farcela. Con adeguate politiche di impostazione e di sostegno da parte di un governo capace e drastico, l’Italia può tornare in pista e può farlo in tempi celeri. Sempre che, naturalmente, qualcuno non abbia la bella idea di svendere prima il motore lasciando ai nastri di partenza solo una inutile carrozzeria senza nulla dentro. Purtroppo è proprio quel che rischia di succedere. Nell’ottica di una politica industriale strategica come quella qui delineata, il motore, in Italia, è rappresentato infatti dall’Eni, dall’Enel e da Finmeccanica, soprattutto nella sua componente civile troppo a lungo negletta a favore di quella militare. Sono i principali serbatoi di innovazione, di ricerca, di capacità di intervento adeguato alle esigenze attuali. Difenderli e rafforzarli sarebbe obbligatorio, darlo via criminoso.
Eppure proprio questa sembra essere l’intenzione, affermata e poi negata ma senza troppa convinzione, del ministro Saccomanni. La prima urgenza è dunque bloccare la scellerata tentazione di fare cassa a breve sacrificando tutto quel che può restituire ricchezza, sviluppo e occupazione domani. È fondamentale, al contrario, difendere strenuamente gli asset strategici rappresentati da Eni, Enel e Finmeccanica, nella sua componente civile. E subito dopo incardinare una politica energetica e industriale adeguata al livello della sfida.


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