Arretrati, alle imprese 15,7 miliardi Fatture da saldare entro 30 giorni

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ROMA — Sono 15,7 i miliardi che lo Stato ha messo nella disponibilità di Regioni ed Enti locali per pagare i debiti alle imprese, sui 20 previsti nel 2013 dal decreto approvato a maggio. Adesso tocca a loro pagare gli arretrati entro 30 giorni dall’erogazione ricevuta dallo Stato e darne conto entro 45 giorni. «A settembre, quando sarà completata la mappatura dei debiti, potrebbe essere decisa un’ulteriore tranche di pagamenti. Non vedo ostacoli di carattere politico, ma solo tecnico-operativo» ha spiegato ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in una conferenza stampa, in cui è stato affiancato dal ragioniere generale dello Stato Daniele Franco e dal suo staff, con l’obiettivo di spiegare lo sforzo prodotto finora.

«Il solo Piemonte si è presentato con 300 mila fatture da verificare prima di ammetterle al pagamento» si esemplifica. Ma intanto non è ancora chiaro quanti di questi 15,7 miliardi siano finiti davvero nelle tasche dei creditori. Francesco Massicci, capo dell’Ispettorato generale per la spesa sociale, traccia un primo bilancio: «Le Province hanno pagato, nei Comuni si è mosso qualcosa, per le Regioni i tempi sono un po’ più lenti. Ma per ora siamo abbastanza soddisfatti e ottimisti».

Ma come funziona il meccanismo? Lo Stato si è mosso su due binari: il primo, con effetto immediato, è stato l’erogazione da parte propria o della Cassa depositi e prestiti di anticipazioni di denaro per 1,6 miliardi agli enti locali (su 1,8) e poi l’allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interno degli stessi per altri 5 miliardi, già a partire dal 14 maggio. Proprio quest’ultima modalità ha generato cassa immediata che i Comuni e le Province hanno potuto utilizzare da subito.

Poi c’è la partita più complessa delle Regioni destinatarie oggi di 6,3 miliardi sugli 8 previsti dal decreto. Anche qui due binari, il primo finanziario con l’erogazione di anticipazioni del ministero economico sui debiti non sanitari per 1,4 miliardi (sui 2,5 previsti nel 2013) per ora a tre Regioni che hanno completato le necessarie verifiche: Lazio (924 milioni), Liguria (17) e Piemonte (477). Per il Molise e la Toscana l’iter sarà concluso giovedì. Altre anticipazioni sono state erogate sui debiti sanitari per 2,4 miliardi (sui 5 previsti nel 2013) a quattro Regioni che hanno completato l’iter: la Campania (532 milioni), il Lazio (832), il Piemonte (804) e la Puglia (186). A breve si concluderà la procedura per la Liguria (832), l’Abruzzo (174) e la Toscana (230).

E le altre? Alcune, come la Lombardia, le Marche e la Basilicata non hanno chiesto nulla, assicurando di poter pagare i propri debiti. Le altre devono ancora sottoporsi alla verifica delle fatture presentate e approvare la legge che stabilisce come restituiranno quei soldi.

Anche per le Regioni sono entrate in vigore le deroghe al Patto di stabilità interno che hanno già liberato risorse per 1,4 miliardi, più altri 800 milioni per cofinanziare progetti a valere sui fondi comunitari. Infine tutte le Regioni, tranne Puglia e Molise, hanno ceduto agli enti locali la possibilità di derogare al Patto di stabilità per 438 milioni (su 472).

Nella partita rientrano anche i 500 milioni che spettavano ai ministeri per pagare i propri debiti e che sono ora nella loro totale disponibilità. Infine le erogazioni dei maggiori rimborsi fiscali previsti dal Mef sono state finora pari a 2,2 miliardi sui 2,5 previsti dal decreto. Totale dunque 15,7 miliardi.

A settembre il ministero verificherà se anticipare la tranche dei 20 miliardi del 2014: i nuovi pagamenti porterebbero nelle casse dello Stato nuova Iva, quantificabile, secondo Saccomanni, in un 10-15% delle somme erogate. «La nuova sfida è pagare in futuro più in fretta, normalmente, secondo la direttiva europea» ha concluso Daniele Franco.

Insoddisfatto il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, che chiede che siano resi noti pubblicamente i pagamenti effettuati in modo leggibile per l’opinione pubblica.


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CROTONE. La lotta arde e la rabbia cova sotto la legna dell’impianto a biomasse dell’Eta- Gruppo Marcegaglia di Cutro, nel crotonese. Da due giorni sono sospesi nel vuoto, a 56 metri di altezza, a 40 gradi all’ombra. Ventiquattro lavoratori su un camminamento, largo appena 60 centimetri sulla ciminiera della centrale a biomasse, per chiedere certezze sul loro futuro. Alla lotta delle maestranze si è unita quella dei congiunti che si sono incatenati ai cancelli per protesta.

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