Scomparsi quattro elettori su dieci
ROMA — C’è un sicuro vincitore di questa tornata elettorale amministrativa: l’astensione. Nella Capitale, addirittura un romano su due non è andato a votare. L’affluenza è stata del 62,3%: a recarsi alle urne sono stati circa il 15% di elettori in meno, facendo diventare il partito dell’astensione nettamente il primo, ben oltre il 30%, con un dato indicativo a Roma dove l’affluenza ha raggiunto il minimo storico del 52,8% dei votanti, venti punti in meno rispetto alle precedenti comunali. Tra le regioni ai minimi, il cosiddetto «triangolo rosso» Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.
Continua così la dura protesta degli elettori nei confronti del Palazzo, ma cambia in parte il modo in cui si esprime. Se alle politiche di febbraio essa aveva consegnato il terzo posto ai grillini, questa volta la protesta boccia tutti, Movimento 5 stelle compreso. Il sindaco Gianni Alemanno ha dato la colpa dell’astensione anche alla coincidenza tra voto e derby di calcio tra Roma e Lazio: «Il derby, che non è stato determinante — ha detto — ma ha comunque contribuito a un clima di festeggiamento ed ebbrezza nelle zone laziali o irritazione e stordimento nei quartieri storicamente romanisti».
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, invece ha ricordato come «nella gran parte dei Comuni dove ieri e l’altro ieri si è votato, nel 2008 le Comunali si erano svolte insieme alle politiche e ciò potrebbe aver trascinato in su l’affluenza». Ad esempio, alle elezioni comunali nella Capitale del 2008, che videro la sconfitta di Francesco Rutelli ad opera di Gianni Alemanno, si registrò un’affluenza più alta al primo turno (73,66%) e un drastico calo al secondo turno (63,12%). I due candidati al ballottaggio sperano che vada meglio.
Sinistra ecologia e libertà invece sottolinea che la disaffezione dal voto «è l’effetto dell’inciucio». «Il governo di larghe intese produce larghe astensioni». Così il leader di Sel, Nichi Vendola, commentando dal comitato Marino i dati sulle elezioni amministrative di oggi. Loredana De Petris, capogruppo al Senato ha dichiarato: «Chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia non può che nutrire profonda preoccupazione per le dimensioni raggiunte dall’astensione, ormai molto fuori dai livelli di guardia».
Per il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, «la tendenza a non votare va capita e analizzata per recuperare la fiducia. Per questo i nostri candidati assumeranno l’impegno a rispettare il mandato che gli elettori gli conferiscono».
«L’astensione ha danneggiato probabilmente principalmente noi», ha dovuto ammettere il candidato del Movimento 5 stelle a sindaco di Roma Marcello De Vito dal suo quartier generale.
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