Lo sfogo: vogliono delegittimarmi Pdl in piazza contro i magistrati

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ROMA — «L’Italia è un Paese barbaro». È lo sfogo del Cavaliere raccolto da chi ha avuto modo di sentirlo dopo la diffusione della notizia sull’inchiesta dei pubblici ministeri di Napoli che lo accusano di avere pagato il passaggio di campo politico del senatore De Gregorio dall’Italia dei valori al centrodestra. Ma vi pare davvero che io abbia potuto dargli tre milioni, avrebbe aggiunto l’ex premier, convinto di essere di nuovo al centro di una aggressione della magistratura militante. Una magistratura che, nel caso di Napoli, terrebbe in carcere Valter Lavitola al solo scopo di fargli dire cose contro di lui. Non solo. Ieri si è avuto notizia anche di un’altra indagine a carico del Cavaliere, avviata dalla Procura di Reggio Emilia, per voto di scambio per avere proposto, durante la campagna elettorale, la restituzione dell’Imu sulla prima casa. «L’obiettivo è chiaro: vogliono delegittimarmi», denuncia il Cavaliere. E così la questione giudiziaria irrompe di nuovo in un momento molto delicato, subito dopo le politiche contrassegnate da un esito che non consente la formazione di un nuovo esecutivo perché manca una maggioranza certa in grado di sostenerlo. In molti, all’interno del Pdl, mettono in relazione i due eventi, al punto che Angelino Alfano annuncia una «grande manifestazione di piazza a difesa della sovranità  del popolo della libertà  e della democrazia italiana». Parole che provocano l’immediata reazione dell’Anm che respinge «con fermezza le accuse periodicamente reiterate di uso politico della giustizia». L’associazione dei magistrati si domanda poi «quali siano i giorni giusti per potere fare indagini e processi, prima delle elezioni no, dopo no: ci dicano loro quando».
In ogni caso, il segretario del Pdl rileva che «già  ricomincia l’aggressione della magistratura nei confronti di Berlusconi». Tutto questo, rimarca, avviene «mentre il Paese vive una delicatissima fase di transizione istituzionale nella quale Berlusconi sarà  chiamato ad esercitare grandissima influenza come leader del Pdl. Questa circostanza rende chiara l’azione politica della magistratura e noi renderemo chiara ed evidente la difesa della sovranità  popolare e ci batteremo con tutte le nostre forze perché questa sovranità  venga rispettata». L’idea, sulle prime, era appunto quella di rispondere alla mossa dei pm realizzando una grande mobilitazione per fare sentire le ragioni del popolo del centrodestra e denunciare l’uso politico della giustizia. Ma subito dopo è cominciato un cauto ripensamento dovuto proprio alla fase delicata nella quale sarebbe potuta avvenire — la formazione di un eventuale governo di grande coalizione — e che proprio per questo avrebbe potuto costituire un pretesto per fare saltare il tutto.
Berlusconi oggi torna in Tribunale a Milano per un’udienza nel processo Mediaset sui diritti tv, e pare intenzionato a sfogarsi, a spiegare perché viviamo in un Paese barbaro. Il Cavaliere ritiene di essere vittima di un’aggressione perché l’accusa di avere evaso il fisco di poco più di 3 milioni di euro è una cosa assurda. A chi gli sta vicino, ricorda che nello stesso periodo preso in esame dai pm il gruppo Mediaset ha pagato imposte per 567 milioni. Non solo. Non regge, obietta ancora l’ex premier, neppure l’accusa di essere il socio occulto di Agrama, il quale a sua volta avrebbe pagato una tangente del 10% al responsabile dell’ufficio acquisti di Mediaset.
Il Pdl fa quadrato attorno al suo leader. Daniela Santanchè accusa «i magistrati militanti di sinistra non si danno per vinti nonostante l’evidente segnale arrivato dagli italiani due giorni fa con la riconferma di Berlusconi e del centrodestra e con la clamorosa sconfitta e bocciatura del partito degli ex pm giustizialisti, capeggiati da Ingroia». E l’ex sottosegretario alla Giustizia, Elisabetta Alberti Casellati, sostiene che «alcune procure vincono l’Oscar per il film più stucchevole e noioso della storia politica italiana».


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