Caso Bengasi Il rapporto accusa il Dipartimento della Clinton

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Dopo l’uscita di scena di Susan Rice, costretta dai repubblicani a ritirare la sua candidatura a Segretaria di Stato, ieri la débà¢cle libica è costata le dimissioni ad altri tre funzionari del Dipartimento di Stato Usa: il capo della sicurezza diplomatica Eric Boswell, la sua vice Charlene Lamb e un dirigente che lavorava per il Bureau of Near East Affairs, la cui identità  non è stata resa nota.
Al termine di un’inchiesta durata tre mesi, l’Accountability Review Board guidato dall’ex diplomatico Thomas Pickering e dall’ammiraglio a riposo Mike Mullen, ex capo degli Stati maggiori riuniti, ha puntato il dito contro la sicurezza «molto inadeguata al consolato di Bengasi», dovuta a «una mancanza di leadership» e a «problemi sistemici all’interno del Dipartimento di Stato». Hillary Clinton è accusata di aver ignorato le ripetute richieste dell’ambasciata americana di Tripoli per una maggiore protezione della missione.
Il rapporto critica la scelta di affidare la sicurezza del consolato a «personale locale non testato» e rivela come, contrariamente a quanto sostenuto finora dall’amministrazione Usa, fuori dalla sede diplomatica non ci fu alcuna protesta contro il film su Maometto: l’assalto fu, insomma, un’azione mirata di gruppi terroristici.
In una lettera che accompagnava la trasmissione del rapporto a Capitol Hill, Clinton ha ringraziato il board per la sua «attenta analisi dei gravi rischi sistemici», assicurando di aver «accettato tutte le 29 raccomandazioni indicate per migliorare la sicurezza in ambasciate e consolati ad alto rischio».
«Il Dipartimento di Stato», ha aggiunto il capo della diplomazia Usa, sta lavorando con il Pentagono per «l’invio di centinaia di marines nelle rappresentanze diplomatiche». Ma l’assicurazione non è bastata a placare l’ira dei repubblicani, decisi a trasformare il Bengasigate in una macchia indelebile nel curriculum di un aspirante inquilino della Casa Bianca.
Negli ultimi due giorni la blogosfera conservatrice pullula di teorie cospiratorie secondo cui Hillary si sarebbe «inventata» l’incidente con commozione cerebrale che da giorni la relega a letto, per evitare di presentarsi all’audizione in programma oggi al Congresso sull’attentato dove, al suo posto, testimonieranno i suoi due vice William Burns e Thomas Nides.
«Nel nostro ambiente la sua infermità  si chiama malattia diplomatica», ha ironizzato alla Fox News John Bolton, ex ambasciatore all’Onu sotto George W. Bush. E mentre in un editoriale il New York Post parla di «uno dei più trasparenti raggiri nella storia della diplomazia», il conservatore The Daily Caller le chiede addirittura di mostrare il certificato medico.
«Perché i media non si sono chiesti come mai nessuno ha chiamato l’ambulanza né l’hanno trasportata in ospedale?», gli fa eco il DrudgeReport. «Sono affermazioni completamente false e denigratorie», ha replicato la portavoce del dipartimento di Stato Victoria Nuland, ricordando come Hillary abbia «accettato tutte le raccomandazioni del rapporto».


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