Il Cavaliere: “Neanche un euro” e studia il blitz nella manovra

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ROMA – La cruna è stretta. Strettissima. Ma Berlusconi sta cercando di passarci ugualmente. Con un obiettivo. Che, riservatamente, a più d’uno ha spiegato così: «Io non pago. Io a quello non gli do neppure una lira. Non faccio un regalo né a lui, né ai giudici che stanno dalla sua parte». «Quello», ovviamente, è Carlo De Benedetti. Ufficialmente il Cavaliere non parla. Un silenzio lungo un giorno. Da un lato aspetta di vedere oggi quali saranno le conseguenze della sentenza Mondadori sui mercati. Dall’altro preferisce che si ufficializzi prima la nuova soluzione per cercare di bloccare il risarcimento.
Perché – e lo ripete nella giornata che trascorre in Sardegna con il suo avvocato Niccolò Ghedini col quale soppesa gli effetti delle 280 pagine dei giudici di Milano – la sua convinzione è che, nonostante i tempi stretti, la cruna stretta, ci sia il margine per riproporre una norma per evitare il pagamento. «Una norma sacrosanta» come dice l’avvocato Maurizio Paniz, che «ha avuto solo il difetto di essere stata presentata nel momento sbagliato». Ma stavolta c’è una motivazione economica che va al di là  della singola persona del premier. Così ragiona Berlusconi: «Qui non stiamo discutendo, come pure è accaduto in passato, di una condanna penale. Qui parliamo di un risarcimento folle, deciso con una sentenza folle, che danneggerebbe non me come persona, ma le mie aziende». E quindi l’eventuale norma “salva Silvio”, secondo il suo ideatore e utilizzatore, non sarebbe ad personam, ma ad aziendam. Scritta per non far saltare tanti posti di lavoro. Quindi »politicamente corretta e giustificata».
Per questo la sua diplomazia è al lavoro, soprattutto con il Quirinale, per verificare quali sono i possibili margini di trattativa. Sui contenuti e sul vettore che dovrebbe trasportarla. L’unico contenitore agibile è la manovra economica. Lì può starci, presentato al Senato, l’emendamento che impone ai giudici di concedere lo stop ai risarcimenti. O quanto meno uno che consente uno sconto, pagando solo una parte di quanto imposto dalle toghe. O ancora uno che dia alla Cassazione l’ultima parola, non solo per il processo, ma anche per la somma da versare. «In tempi di crisi come quelli attuali non si può danneggiare un’azienda che poi magari, di fronte alla Suprema corte, scopre di avere ragione». Questa è la riflessione di Berlusconi. Pienamente condivisa da chi gli sta accanto.
Collaboratori che, in queste ore, in stretto contatto con lo staff di avvocati civilisti che mettono mano ai ricorsi, stanno già  facendo una stima dei tempi. Gli ultimi calcoli dicono che la Fininvest avrebbe di fronte a sé tra i 20 e i 25 giorni per pagare il rimborso. È una valutazione ampia, perché c’è chi ne fa una ancora più stringente, dieci, dodici giorni al massimo. Ma se la prima fosse attendibile, ciò vorrebbe dire che il Cavaliere avrebbe il tempo di far approvare la manovra. Che dovrebbe passare al massimo nella prima settimana di agosto. Tra il 3 e il 4. Con il salvacondotto per le casse della Fininvest.
Se questa è la prima via, il Cavaliere se ne sta apparecchiando comunque una seconda. Affidata al vice capogruppo al Senato Gaetano Quagliariello. Un disegno di legge, nel contenuto identico al lodo salva-Fininvest, che obbliga il giudice a concedere il rinvio del risarcimento. «Lo presentiamo la prossima settimana e vediamo le reazioni» dice Quagliariello. Il Pdl, pur di salvare il “capo”, conta non solo sull’effetto annuncio, ma anche sull’approvazione lampo almeno in un ramo del Parlamento. Con un ricasco ulteriore sui giudici: “avvisarli” che la maggioranza è intenzionata a cambiare le regole. E quindi che è opportuno adeguarsi sin da subito. Giusto a partire dal caso Mondadori. Per cui tanto vale concedere una seconda sospensiva del risarcimento dopo quella data tra il primo e il secondo grado. Il tempo che serve alla Cassazione per decidere.


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  Foto: Internazionale.it

È sì, forse dall’Uruguay del presidente José Mujica, che vive in una piccola fattoria e dona la quasi totalità del suo stipendio a un’istituzione per lo sviluppo delle zone povere, potevamo anche aspettarci un progetto di legge nato proprio da un’idea del presidente, che non è una liberalizzazione della marijuana, ma un’intelligente regolamentazione.

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