La Germania preme sugli altri Paesi « Schengen è a rischio sospensione»

La Germania preme sugli altri Paesi « Schengen è a rischio sospensione»

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BRUXELLES La lentezza nell’affrontare l’emergenza migranti in Europa può mettere a rischio perfino il Trattato di Schengen, che garantisce il principio fondamentale della libera circolazione dei cittadini tra i Paesi aderenti. Lo ha fatto capire il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere dichiarando di voler prolungare a tempo indeterminato i controlli sui profughi alle frontiere, introdotti dalla Germania temporaneamente e vicini alla scadenza. La Commissione europea ha fatto trapelare che i Paesi dell’Ue — in assenza di soluzioni efficaci per bloccare i maxiflussi diretti in Europa — potrebbero effettivamente ottenere una sospensione fino a due anni del Trattato di Schengen in base alle norme in vigore. Queste consentirebbero — in caso di emergenze prolungate — di andare oltre le brevi deroghe finora accordate.

Il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz ha definito «una sveglia» a Bruxelles la decisione del suo governo di ridurre della metà l’accoglienza di rifugiati nel 2016 (rispetto all’anno scorso). Il presidente stabile del Consiglio dei 28 governi Ue, il polacco Donald Tusk, in vista dei prossimi summit dei capi di Stato e di governo in febbraio e marzo, ha indicato in «due mesi» il termine massimo per intervenire in modo adeguato.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha respinto la proposta dei suoi alleati bavaresi di imporre un tetto di 200 mila ingressi massimi all’anno. Intende ridurre gli arrivi «in maniera sensibile», frenando con l’aiuto della Turchia il maxiesodo di siriani e iracheni diretti principalmente in Germania tramite la rotta dei Balcani. L’Ue ha promesso in cambio tre miliardi di euro al governo di Ankara. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha fatto ribadire che c’è stato «un impegno congiunto dei 28 leader al vertice di dicembre» sui finanziamenti al presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Ma l’Italia, che lamenta di essere stata lasciata praticamente sola per anni quando l’emergenza migranti era concentrata nel Mediterraneo, ha bloccato l’esborso della sua quota di circa 300 milioni. Il governo di Matteo Renzi chiede di reperire l’intero importo dal bilancio comunitario e di chiarire come i tre miliardi saranno spesi da Ankara.
Un compromesso potrebbe essere raggiunto nell’incontro Merkel-Renzi in programma il 29 gennaio prossimo, che punta a risolvere i molti problemi emersi da quando il premier italiano ha contestato l’attuale Ue a guida solo tedesca e ha chiesto più flessibilità di bilancio anche a causa delle spese per l’emergenza nel Mediterraneo. «Se viene riconosciuto lo 0,2% della clausola dei migranti, bene, domani mattina firmiamo» ha detto Renzi. L’Italia si aspetta anche la modifica del Trattato di Dublino, che ora assegna i rifugiati al Paese di primo ingresso. Il premier britannico David Cameron però non è d’accordo. Opposizioni alla politica della cancelliera con «porte aperte» ai rifugiati (sollecitata dalle imprese tedesca interessate a personale qualificato e manodopera a basso costo proveniente da Siria e Iraq) sono spuntate in vari Paesi membri dell’Est. Lunedì prossimo il Consiglio informale dei 28 ministri degli Interni, ad Amsterdam, dovrebbe iniziare a far capire cosa ci si può aspettare entro il summit di marzo.
Ivo Caizzi


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