Tra i dem la (vera) prova è sul sostegno al governo

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Se la linea ufficiale è quella di non condannare né assolvere, in attesa delle spiegazioni di domani alle Camere, monta sempre di più un’ala intransigente, nell’area di riferimento di Matteo Renzi (ma non solo), che chiede le dimissioni del ministro. Richiesta che all’ala che sostiene con più convinzione il governo delle larghe intese non sembra esente dal retropensiero di un indebolimento dell’esecutivo. Domani Guglielmo Epifani riunisce la segreteria, e si parlerà anche di questo, oltre che della questione tessere.
Significativo l’intervento di Gianni Cuperlo, sfidante di Renzi: «È una vicenda molto seria ma non sono per il ‘fuori subito’, come sostengono altri. Non vorrei che si utilizzasse questo episodio per colpire il governo. Sarebbe scorretto». Paola De Micheli, il caos congressuale lo chiama «entropia»: «Un tasso di confusione crescente, che non aiuta. Ma io sono convinta della buona fede del ministro e se martedì confermerà le cose dette da Caselli, il caso sarà chiuso».
Può darsi. Ma le richieste di dimissioni sono già arrivate da esponenti di aree diverse: Pina Picierno, Ernesto Carbone, Pippo Civati, Felice Casson. Tra i renziani i toni si alzano. Antonio Funiciello, responsabile comunicazione e cultura del Pd, non fa sconti: «Vogliamo sapere da lei quando è intervenuta, per quali altri casi e in base a quali criteri. Ci deve dare spiegazioni convincenti». Certi paralleli non lo convincono: «Come si fa a paragonare una signora che ha commesso un gravissimo reato con un economista ucciso dalle Br, come Marco Biagi?».
Michele Anzaldi spiega che bisogna tenere conto anche della base, indignata: «Mi pare che la Cancellieri sia abbastanza indifendibile. Al Pdl forse la cosa non scandalizza, ma noi abbiamo un codice deontologico preciso. La Idem, per esempio, avrebbe potuto anche non dimettersi, ma invece ha fatto un passo indietro. Qui stiamo parlando di un ministero pesante, la Giustizia, e stiamo parlando di una famiglia che ha commesso una frode grave, che lascia il segno e che ha fatto sparire un’assicurazione, creando pesanti ripercussioni economiche. Certi paragoni che ho sentito non esistono: la Ligresti non è una vittima».
Naturalmente, lo schematismo delle correnti non funziona sempre. E così Dario Nardella, che pure è renziano, sostiene che il ministro ha già dato sufficienti spiegazioni e la difende. E Sandro Gozi, che da Marino si è avvicinato da tempo al sindaco di Firenze, è molto più morbido: «La Cancellieri ha tenuto un comportamento molto imprudente, ma non mi risulta che abbia fatto pressioni dirette su chi era deputato a decidere. La sua è un’imprudenza che non deve costare le dimissioni. Mi piacerebbe, invece, che questa indignazione generale accelerasse la riforma sulla custodia cautelare».
Alessandro Trocino


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