Effetto proroghe, i processi Ruby e l’ipotesi della «fusione» in Appello

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MILANO — Separati alla nascita, potrebbero essere riuniti in appello i due processi «gemelli» del caso Ruby con Silvio Berlusconi sul banco degli imputati assieme a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Sarebbe questa la conseguenza, tutt’altro che improbabile, delle proroghe per il deposito delle motivazioni delle due sentenze ottenute, l’ultima ieri, dai giudici dei due processi.
Il 24 giugno Berlusconi è stato condannato a sette anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile. I giudici della quarta sezione penale del Tribunale (Giulia Turri presidente, a latere Orsola De Cristofaro e Carmen D’Elia) accolsero la tesi dei pubblici ministeri milanesi Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano: nel 2010 l’allora 73enne presidente del Consiglio ebbe rapporti sessuali a pagamento con Karima El Mahroug consapevole che la marocchina aveva 17 anni e, quando il 27 maggio 2010 la ragazza fu fermata per strada e condotta in questura per l’identificazione, per evitare che raccontasse cosa succedeva ad Arcore nelle notti del bunga bunga fece pressioni (dicendo che Ruby gli era stata segnalata come nipote dell’allora rais egiziano Mubarak) che costrinsero i vertici di via Fatebenefratelli a rilasciarla per affidarla alla Minetti. Il collegio giudicante avrebbe spiegato come e perché era arrivato alla condanna con le motivazioni da depositare entro 90 giorni, ma alla scadenza i giudici hanno ottenuto dal presidente del Tribunale Livia Pomodoro una proroga di altri due mesi che ha spostato il limite al 22 novembre.
Meno di un mese dopo quella sentenza, il 19 luglio sono arrivate anche le condanne per il giro di 32 giovani prostitute che si muoveva ad Arcore per soddisfare, avevano sostenuto i pm, il «piacere sessuale» del Cavaliere e che era favorito dall’ex direttore del Tg4 Emilio Fede (7 anni), dall’ex agente dello spettacolo Lele Mora (7 anni) e dall’ex consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti condannata a 5 anni, ma assolta, a differenza dei primi due, dall’accusa di aver favorito la prostituzione anche della minorenne Ruby. Anche in questo caso le tre giudici della quinta sezione (Annamaria Gatto, presidente, Paola Pendino e Manuela Cannavale, a latere) non ce l’hanno fatta a depositare le motivazioni in 90 giorni. Ieri ne hanno ottenuti altri 45 dalla presidente Pomodoro, e il traguardo si è spostato al 2 dicembre. Figli della stessa indagine, i due processi nacquero per la scelta della Procura di chiedere l’«immediato» per Berlusconi lasciando gli altri imputati al rito normale. Il primo «Ruby» si sarebbe dovuto concludere molto tempo prima del secondo, invece i due dibattimenti sono andati avanti in modo praticamente speculare con gran parte degli stessi testimoni a fare la spola da un’aula all’altra per deporre sulle stesse cose. In apertura del secondo, per la verità, gli avvocati che allora difendevano Fede (Nadia Alecci e Gaetano Pecorella) chiesero la riunione con il primo ma se la videro rifiutare perché in quel momento i due processi non erano nella stessa fase. In appello la situazione sarà diversa. Dato per scontato che le difese presenteranno ricorso, a metà gennaio 2014 «Ruby» e «Ruby bis» arriveranno, rispettivamente, alla seconda e alla terza sezione a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, se non addirittura insieme. A quel punto la riunione in un unico processo non sarebbe impossibile con la partenza delle udienze in tarda primavera.
Ma prima, già sabato prossimo, Berlusconi deve affrontare un altro processo d’appello, quello «Mediaset» per il ricalcolo dell’interdizione dai pubblici uffici dopo la condanna a quattro anni di reclusione (tre condonati) per la frode fiscale nei diritti tv Mediaset.
Giuseppe Guastella


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