Egitto, colpo ai Fratelli musulmani

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IL CAIRO – Nella notte di ieri i poliziotti bussano alla porta di Mohammed Badie, la guida spirituale dei Fratelli Musulmani. Sono arrivati senza problemi in quella che era la roccaforte degli islamisti, a Nasr City. Su per le scale del numero 84 per catturare il collaboratore più stretto del presidente Mohamed Morsi, rovesciato con un colpo di stato il 3 luglio scorso.
Di sotto, il filo spinato e tre blindati dell’esercito chiudono lo spezzone di Taharan street, l’arteria che conduce alla moschea di Rabaa al Adawiya, dove il 14 agosto la polizia ha sgomberato l’accampamento degli islamici, lasciando sul terreno almeno 280 morti.
Badie, 70 anni, viene ripreso dalle telecamere di Ontv. Uno degli uomini più vitali del clan di Morsi ora appare stanco, rassegnato, con gli occhi cercati di nero.
Il governo dei militari procede con metodo, si direbbe scientifico, nella disarticolazione dei Fratelli musulmani. Per i dimostranti ci sono sempre i carri armati pronti nelle strade; per i leader si ricorre alle accuse giudiziarie. Badie era ricercato da un mese per «incitazione alla violenza contro le forze di sicurezza e le istituzioni dello Stato». Con lui sono state catturate altre tre persone, tra le quali, secondo alcune fonti, ci sarebbe un personaggio di spicco di Hamas.
I Fratelli musulmani si sono subito preoccupati di tamponare la perdita, rispondendo con la nomina immediata di Mahmoud Ezzat, uno dei vice di Badie, e con un po’ di propaganda. Il leader di al-Amal, uno dei partiti islamisti, ha annunciato che gli islamici boicotteranno tv, giornali, prodotti di aziende provenienti da Paesi «che appoggiano il colpo di Stato«. Un’iniziativa che non porterà a nulla, visto che il principale sponsor del generale al-Sisi in questo momento è l’Arabia Saudita che non ha certo bisogno dell’Egitto per vendere il proprio petrolio.
Ma anche questo è un segnale delle difficoltà nel campo islamico. Il gruppo dirigente comincia ad assottigliarsi e la polizia taglia anche i collegamenti con la società civile. Nell’elenco degli arrestati, per esempio, figura anche l’imam Hafez Ghazal, lo stesso che aveva tenuto il sermone del venerdì nella moschea di El Fatah, in piazza Ramses, incoraggiando i fedeli alla «resistenza».
Badie è stato trasferito nel carcere di Tora, a sud della città. Il penitenziario sta diventando il luogo in cui si incrociano, pericolosamente, i destini del vecchio e del nuovo Egitto. In quelle celle è entrato da qualche mese il presidente deposto Morsi. Da lì c’è la possibilità che esca il rais del passato, Hosni Mubarak, 85 anni. La corte dovrebbe decidere oggi: se dirà «sì» alla scarcerazione, ci potrebbe creare un qualche scompiglio nel fronte che regge il governo.
Ieri la magistratura si è occupata anche di Mohamed el-Baradei, l’ex vice presidente che si è dimesso in polemica con i metodi del governo. Il premio Nobel è accusato di «alto tradimento»: la prima udienza del processo è fissata per il 19 settembre. Ma c’è da dubitare che el-Baradei lascerà Vienna per rituffarsi in un Paese dove la politica sembra scomparsa.


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