Salva di fischi alla Cgil «Niente accordi al ribasso»

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La scelta, il «cerino più corto», è finita sul «parafulmine» Nicola Nicolosi, quello più a sinistra e vicino alle posizioni della Fiom. Ma non è bastato: non appena ha iniziato il suo intervento ieri a san Giovanni, Nicolosi è stato coperto da una selva di fischi. Sono durati diversi minuti. A tratti si interrompevano, poi riprendevano con vigore. L’imbarazzo di Maurizio Landini e di Francesca Re David (braccio destro del leader), entrambi accanto al segretario nel corso del difficile discorso, era palpabile.
Landini a un certo punto ha tentato un applauso, ma pochi lo hanno seguito. «Non erano i nostri, vedi sono quelle bandiere lì», indica Re David dal palco. «Ci sono sempre, ma i nostri li hanno tenuti a bada».
Ora è vero che tra il pubblico, e proprio tra le prime file, c’erano i portabandiera di gruppi della sinistra «vintage» e ormai scomparsa dal panorama politico mainstream: dal Pmli (partito marxista-leninista italiano) alla variante Pciml (partito comunista italiano marxista leninista). Ma è anche vero che se pure i fischi fossero partiti da loro (e non abbiamo modo di verificare), nessuno si è disposto a fermarli, e anzi hanno parecchio dilagato, e con comodità .
Insomma, tutto questo per dire che forse c’è un problema rispetto all’attuale «percezione» della Cgil da parte della base operaia. Nicolosi, a chi gridava dal pubblico «Sciopero generale», ha ricordato che la Cgil, da sola, ha fatto ben 7 scioperi sotto il governo Berlusconi: «E uno anche sotto Monti, il 14 novembre 2012». Uno sciopero europeo, fatto per città  e non centrato su Roma, che con onestà  pochissimi ricordano. A meno che non siano proprio addetti ai lavori.
Certo, quei fischi non erano per Nicolosi, ma per quello che lui rappresentava su quel palco, ovvero la Cgil. Solidarietà  è venuta subito da Carla Cantone, segretaria dello Spi, sempre presente alle iniziative di Landini e molto amata in ambiente metalmeccanico. Come pure al corteo si è visto Mimmo Pantaleo, segretario della Flc.
Tra i nodi del contendere c’è non solo il rapporto della Cgil con il passato governo Monti e con l’attuale di Letta (sempre il Pd in maggioranza, ora addirittura Epifani segretario: quindi freno tiratissimo), ma si è riscaldato anche il fronte dell’accordo sulla rappresentanza con Confindustria. Infatti Landini un avvertimento l’ha lanciato, la «tregua» con la Cgil si potrebbe rompere se sul tema si tornasse indietro: «È anche merito nostro se nel documento concordato con Cisl e Uil si prevede il voto dei lavoratori sugli accordi e non si limita il diritto di sciopero. Ma vedo che le imprese chiedono di cambiarlo: non accetteremo limitazioni su quei due punti». Susanna Camusso, insomma, è avvisata.


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