Fiat, operai pregano contro i licenziamenti

by Sergio Segio | 5 Novembre 2012 13:18

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ROMA Per difendere i diritti non si firmano accordi che si ritiene li ledano, per difendere il lavoro si sciopera, si protesta in piazza come farà  sabato prossimo la confederazione Cobas, che oggi incontrerà  gli studenti ed i centri sociali di Napoli, per organizzare un corteo a Pomigliano d’Arco.
Ma capita anche che un gruppo di lavoratori, al centro di una vertenza a dir poco anomala, come quella della Fiat dello stabilimento campano, si ritrovi in chiesa a pregare. A chiamarli a raccolta con una messa dedicata a loro è stato ieri don Peppino Gambardella, parroco della chiesa san Felice in Pincis, che in più di un’occasione si è schierato a fianco dei lavoratori.
A lui l’omelia, mentre alcuni operai si sono alternati all’altare per leggere brani e salmi domenicali. «Preghiamo perché venga riconosciuto a tutti il diritto al lavoro senza pericolose distinzioni» aveva detto qualche giorno fa il vescovo di Nola Beniamino Depalma: una lavoratrice di Fabbrica Italia lo ha ripetuto leggendolo ai colleghi della Fiom e di altre sigle e a quelli rimasti fuori ancora fuori dalle assunzioni della newco.
Così, mentre la leader della Cgil Susanna Camusso chiama in causa il governo rilanciando il tema determinante della rappresentanza sindacale da regolare se si vogliono evitare altre Pomigliano, in chiesa si prega «affinché si abbia il coraggio di intraprendere la via del dialogo intersindacale ha letto la giovane operaia della Fip, Genny Piccolo convinti, come cristiani, che l’unica via per risolvere i problemi sia il dialogo. Non ci si può parlare da lontano senza guardarsi negli occhi».
L’omelia di don Peppino è stata quasi del tutto dedicata agli operai della Fiat, alle loro problematiche, ed agli appelli a Marchionne ed al Lingotto a trovare «soluzioni solidali». «Alcuni di questi operai ha poi spiegato don Peppino dopo la messa frequentano la parrocchia, altri sono volti nuovi. Ma la nostra comunità  cristiana ha voluto unirsi nella preghiera per questi operai che vivono un momento così difficile». «Noi come Chiesa continua lanciamo una proposta evangelica: si attuino i contratti di solidarietà ».
Di quei contratti, come di altri strumenti che sono a disposizione per dare una soluzione alla vertenza si continuerà  a parlare in questi giorni. Oggi le sigle firmatarie degli accordi incontreranno l’azienda per discutere del contratto. Alla vigilia il leader Fim-Cisl Giuseppe Farina chiarisce la posizione del suo sindacato: «Su Pomigliano, non v’è nessuna trattativa da fare, né lodi da emettere, ci sono solo decisioni sindacali responsabili da assumere: la Fiat faccia un passo indietro e ritiri la procedura di mobilità , la Fiom faccia un passo avanti e firmi anche sull’accordo del 28 di giugno, gli accordi sindacali approvati dalla maggioranza delle Rsu e dei lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano», dice. Un doppio passo indietro, dunque. E seppure senza nominarlo replica al segretario Fiom, Maurizio Landini che in un’intervista all’Unità  aveva chiesto a a Fia di fermarsi e aprire una nuova trattativa. «La trattativa è già  stata fatta nell’accordo del giugno 2010, quello che ha permesso 800 milioni d’investimento». Il risultato, spiega Farina, «è stato il rientro al lavoro di oltre 2000 lavoratori con previsione del graduale rientro di tutti, e quindi anche di quelli iscritti alla Fiom». Che finora, però, sono rimasti fuori.

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