SISMA EMILIA:CUSANI-SEGIO,IDEA SEVERINO DIVENTI STRUTTURALE

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Secondo Cusani e Segio, entrambi oggi impegnati nel volontariato penitenziario, l’idea dal ministro della Giustizia Paola Severino, “sarebbe invece scarsamente efficace e non condivisibile se prevedesse il coinvolgimento nei lavori di ricostruzione dei soli reclusi già  ammessi alla semilibertà : sia perché sono un numero decisamente basso (sui 66.487 detenuti al 31 maggio scorso, quelli ammessi alla semilibertà  erano solo 877), sia perché occorre pensare a misure innovative, in grado di valorizzare l’opera di detenuti, magari appositamente formati in carcere; misure non meramente simboliche ma capaci di incidere davvero in senso deflativo rispetto all’ipertrofia penitenziaria che vede ormai l’Italia ai primi posti a livello internazionale per il sovraffollamento delle celle”.

“Al 31 dicembre scorso – ricordano – i reclusi presenti in carcere che avevano meno di un anno di pena residua da scontare erano oltre 10.430. Altri 7.667 avevano da scontare ancora una pena compresa tra uno e due anni. Si tratta dunque di persone che a breve comunque usciranno e, di conseguenza, per evitare il rischio della recidiva, distruttiva per tutti, bisogna costruire occasioni concrete per reinserirli in modo regolare nel tessuto sociale e produttivo”. E’ necessario, dunque, aggiungono “un intervento più articolato, che preveda anche il coinvolgimento delle strutture associative, cooperative, comunità  terapeutiche e di volontariato, quale quello che proponemmo anni addietro, denominato “Piccolo piano Marshall per le carceri”, tuttora valido e attualizzabile”.

Inoltre, secondo Cusani e Segio “tante altre potrebbero essere le misure immaginabili per impiegare utilmente il tempo della pena. Anche il detenuto può e deve essere messo in grado di esercitare opera di volontariato, di testimoniare solidarietà  nei confronti di tragedie che colpiscono tanta parte della popolazione, come ora in Emilia”. “Per questo – dicono – proponiamo al ministro l’istituzione con il mondo dell’associazionismo di un tavolo di confronto e di elaborazione di proposte improntate alla concretezza per mettere finalmente e davvero mano agli annosi problemi che affliggono le carceri, per dare risposte strutturali a costo zero e con beneficio pubblico, e, al tempo stesso, per ripensare il senso e i modi dell’esecuzione penale”.


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