Più web ma meno ricavi da carta. Il rapporto Fieg
La terza notizia che dà però speranze al lavoro di giornalista è che tra il 2009 e il 2011, la percentuale di utenti di siti web di quotidiani sull’utenza del giorno medio è salita dal 38,3% di tre anni fa al 46,8% del 2011. Ed è sulla via di andare oltre il 50% alla fine del 2012.
La Federazione editori (Fieg) ha presentato a Roma il rapporto triennale sullo stato dell’arte della stampa in Italia, che non fa eccezione alla tendenza generale di un paese in recessione. I giornali perdono copie, pubblicità , ricavi. Non lettori, né sui quotidiani (+1,8%), né sui periodici (+0,2%), grazie al web e forse a una forma tipica di risparmio in tempi di crisi, quando una copia di giornale passa più facilmente da una mano all’altra invece di essere ricomprata.
Giulio Anselmi, presidente della Fieg, e lui sì direttorissimo per 25 anni (Messaggero, Espresso, Ansa, Stampa), ha ragione quando dice tre cose: 1) nel settore la «multimedialità è stata a lungo solo uno slogan»; 2) c’è stata troppa «lentezza culturale» tra editori e giornalisti ad accettare il web; 3) oggi «nessuno è fuori dalla trasformazione» del settore. Anselmi dà anche le cifre: il numero degli utenti di siti web di quotidiani in un giorno medio è aumentato del 50% in tre anni, passando da 4 a 6 milioni, anche se la mancanza di una vera banda larga ci colloca indietro rispetto agli usi e costumi digitali di altri paesi europei più avanzati.
Il futuro è qui, ma fino a un certo punto. Nel senso che lo è dal punto di vista della crescita informativa e della risposta a una domanda in salita, non lo è ancora dal punto di vista dei ricavi. Nel rapporto degli editori si legge infatti che gli unici ricavi in «forte crescita» sono quelli da attività on line (+38,8% nel 2010 e +32% nel 2011), salvo sottolineare che «in valori assoluti l’incidenza sul fatturato è ancora limitata (1,4%)».
Significa che per l’editoria italiana la situazione resta a dir poco preoccupante: i ricavi pubblicitari, annota la Fieg, sono scesi dal 48,9% del 2008 al 46,7% del 2010, quelli da vendite in abbonamenti pure, «con una dinamica che nel 2010 (-5,9%) è stata maggiore dei ricavi complessivi (-4,5%)». E ancora già , infine, sono finiti i ricavi dai collaterali (-27,8%).
La fotografia è più nera che bianca, anche se nel complesso il 2011 si è chiuso con un «sostanziale pareggio» per la maggior parte delle imprese editoriali.
Per i quotidiani, l’anno appena trascorso è finito con una discesa della diffusione, -2,6%, con meno ricavi, -2,2%, principalmente – dice la Fieg – a causa della flessione degli introiti pubblicitari, -5,7%.
Per i periodici, nel 2011 il fatturato viene stimato in calo del 2,9%, con ricavi da pubblicità a -2,7% e da vendita a – 3,0%. Nel corpo a corpo delle edicole, nel 2011 i settimanali hanno perso meno dei mensili: -6,3% i primi, -9,9% i secondi. Ma è stata comunque una discesa profonda per entrambi.
Il 2012 letto sulla carta stampata è specchio dell’andamento del paese, avverte Anselmi, «con margini in contrazione». In termini di lavoro, molto è stato già dato, si scrive ancora nel rapporto Fieg. L’occupazione poligrafica e quella giornalistica sono state in forte flessione nel 2010 e nel 2011: i poligrafici sono diminuiti dell’8,2 e del 3,7%; i giornalisti del 4,4 e del 6,1%. Nel 2011, i giornalisti occupati dei quotidiani sono diminuiti del 7,2% e quelli occupati nei periodici del 4,3%.
Internet è «una risorsa», conclude il presidente della Fieg, ma si tratta di farla convivere con la carta, un po’ come accadeva sulle prime navi «che avevano la vela e il motore». La storia ci ha già rivelato dove si è approdati. L’unica incertezza resta quella di non affondare prima.
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