Monti getta le basi della fase 2 “Patto coi partiti a prova di lobby”

by Editore | 28 Dicembre 2011 8:02

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ROMA – La riunione del governo di oggi resta misteriosa. Per quale ragione Monti li abbia convocati, interrompendo la pausa natalizia, non lo sanno nemmeno i ministri. Si conosce solo l’ordine del giorno che, al primo punto, prevede generiche «indicazioni del Presidente del Consiglio sul programma di lavoro delle prossime riunioni». Non sarà  approvato nulla e tuttavia il premier, oggi pomeriggio, sparerà  il colpo d’avvio della fase due del governo. Quella delle misure per la crescita, che i partiti attendono con ansia crescente. «Evitiamo – dirà  Monti aprendo la riunione – fughe di notizie ed effetti annuncio: con il contributo di tutti prepareremo un pacchetto di provvedimenti e poi sarà  mio compito comunicarli e discuterli con le forze politiche e sociali». È il nuovo metodo Monti, quello della ricerca di un accordo preventivo con i partiti. L’opposto di quanto fatto con il decreto “salva-Italia”, approvato in fretta e senza consultazioni e poi sfregiato di notte in Parlamento. «Quanto accaduto con le farmacie», ha spiegato Monti in questi giorni, «non deve più accadere». Il pacchetto di liberalizzazioni, sgravi, tagli e incentivi sarà  quindi discusso in un nuovo round di incontri che lo stesso premier avrà  a gennaio a palazzo Chigi. E poi, trovata l’intesa, nessuno si dovrà  sfilare. L’accordo sarà  blindato in Parlamento, «a prova di lobby». Una preoccupazione non infondata considerato il nervosismo del Pdl. Che ieri, attraverso i due capigruppo – Cicchitto e Gasparri – ha mandato un segnale di insofferenza verso l’esecutivo. Gasparri se l’è presa con «l’iperattivismo di alcuni ministri», che «potrebbe causare tensioni con conseguenze dannose». Cicchitto ha rincarato: «Nessun ministro usi il governo per montare o smontare schieramenti politici». Un altolà  diretto ad Andrea Riccardi, individuato come l’alchimista al lavoro per nuove aggregazioni moderate. 
Il passaggio dunque è stretto. Anche perché le condizioni esterne – con lo spread salito ieri fino a 520 punti e 20 miliardi di titoli pubblici da collocare nelle prossime 48 ore – restano critiche. Così ha ripreso fiato il pressing sul governo per mettere in atto misure di finanza straordinaria, che tuttavia vengono catalogate da palazzo Chigi nella categoria delle iniziative di semplici «volenterosi». Almeno quattro o cinque piani sono stati consegnati in un modo o nell’altro all’esecutivo. Uno degli ultimi è stato quello di Mauro Cutrufo (Pdl) che si intitola «Contributo straordinario per il riequilibrio del debito pubblico»: un gettito di 400 miliardi, da gravare su contribuenti e imprese con un contributo dilazionabile in trent’anni e restituibile una volta dismesso il patrimonio immobiliare. L’altra idea è un fondo contenente l’intero patrimonio dello Stato, comprese le quote delle aziende pubbliche. Chi lo sottoscriverebbe? Cittadini e imprese, come fosse un «prestito forzoso». Altri guardano ai cosiddetti “Mosler bond”, dal nome dell’economista americano che li ha inventati: speciali emissioni di titoli pubblici che possono essere accettati, in casi estremi, dallo Stato come pagamento delle tasse. Senza dimenticare la stessa idea del ministro Corrado Passera che appena insediato si era mostrato a favore del pagamento dei crediti vantati dalle aziende (pari a 60miliardi) in titoli di Stato. Tutte mosse che tendono ad evitare lo scacco matto dei mercati. Ma sulle quali l’esecutivo sembra scettico: «Somigliano – osserva un ministro – un po’ agli “assegnati” stampati durante la Rivoluzione francese per rimpinguare le casse dello Stato vendendo i beni ecclesiastici. Fecero una brutta fine». Intanto la raffica di tasse e aumenti non si arresta: sarebbe in arrivo il rincaro delle tariffe autostradali che verranno adeguate all’inflazione.

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