Al Senato la prima fiducia: 281 a 25

by Sergio Segio | 18 Novembre 2011 8:07

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ROMA — Il Senato dà  il via libera al governo di Mario Monti. I sì sono 281, 25 i no, nessun astenuto. Assenti 15 senatori, dei quali cinque a vita: Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Rita Levi Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Pininfarina. Esito in qualche modo previsto dal presidente Giorgio Napolitano. «Accolgo i giudizi sul governo Monti con senso di gratificazione, sono fin troppo generosi», aveva detto in mattinata.
Tutti gli schieramenti votano a sostegno di Monti, tranne i leghisti. Il premier, però, chiede il voto di fiducia, unificato, solo per le mozioni di Pdl-Coesione nazionale, Pd e Terzo polo. Esclude la quarta presentata dall’Italia dei valori, nella quale si indicano al nuovo governo alcune misure da prendere: da una nuova legge elettorale al conflitto di interessi fino al taglio dei costi della politica. Soddisfatto per l’esito dello scrutinio il presidente del Senato, Renato Schifani. «Mi auguro — afferma — che si rassereni il clima, che non ci siano né guelfi né ghibellini, coalizioni contrapposte che avvelenino il clima». Maurizio Gasparri garantisce il consenso del Pdl, «per senso di responsabilità , ma lo facciamo anche con riferimento agli obiettivi programmatici che il governo Berlusconi ha illustrato il 26 ottobre all’Ue, con una lettera che resta per noi il programma di questo scorcio di legislatura». Anna Finocchiaro parla di «sfida entusiasmante» con il Parlamento che «deve tornare a essere in campo a dire la sua», annunciando che «la laicità  riformista» diventerà  il tratto distintivo del Pd.
I leghisti, unici all’opposizione, rappresentano anche platealmente la contrarietà  al «governo delle lobby e dei poteri forti». Roberto Calderoli fa il gesto del pollice verso e dice: «Sono preoccupato e turbato dopo avere ascoltato il discorso di Monti, un intervento in cui ho riscontrato numerosi elementi che indicano purtroppo macelleria sociale: i tecnici e le relative logge hanno espropriato il popolo e il Parlamento della democrazia». Roberto Castelli ironizza a voce alta, interrompendo l’intervento di Monti, con un invito rivolto ai banchi del centrosinistra: «Su, ragazzi un po’ di entusiasmo. Su, applaudite». Provocando a sua volta la reazione di Monti che, sorridendo, replica: «Preferisco che ascoltino, anziché applaudire». Durante il dibattito, Castelli si dichiara deluso perché si sarebbe aspettato «qualche misura urgentissima per fermare lo spread che ha continuato ad andare verso l’alto». E Sandro Mazzatorta, un altro leghista, dice: «La tecnocrazia ha vinto sulla democrazia. Il governo dei tecnici è il segno della sconfitta della politica, resa sempre più debole e subalterna».

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