L’incognita di tribù e cabile: controllano le campagne

by Sergio Segio | 24 Agosto 2011 5:36

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« Non era piaciuto che si desse spazio non soltanto a Omar alMukhtar, il religioso senusso divenuto simbolo della resistenza nazionale, ma anche alle tribù che scelsero di stare con gli italiani, o ai Berberi, la popolazione nomade tanto invisa che Gheddafi ne vietò persino il nome » .
Ora i Berberi, assieme alle altre tribù raccolte attorno al Consiglio nazionale transitorio sono calati a Tripoli. E i catastrofisti temono che si avveri la profezia del figlio del Raìs, Saif al Islam, secondo cui la fine del potere di suo padre avrebbe significato l’inizio di una guerra fra tribù, o peggio ancora, tra le cabile, sottoclan che soprattutto nelle zone meno urbanizzate controllano il territorio. Un conflitto di tutti contro tutti in cui le protagoniste sono le tribù occidentali che presero il potere con Gheddafi, innanzitutto i minoritari Qadhadhfa, cui appartiene la famiglia del dittatore, o i Warfallah che per primi hanno preso le distanze dal regime. O quelle orientali, della Cirenaica, dai Barhasa, cui appartiene la moglie di Gheddafi, o gli Obeidat… Una nomenclatura lunghissima che ha classificato sino a trecento cabile, ma che nella Libia contemporanea, dopo 42 anni di dittatura, di nazionalismo in e di spostamenti demografici soprattutto verso le grandi città  ha perso molto del suo significato. « Ciascuna tribù costituisce ormai un’entità  fluida non più espressione di un singolo territorio » , spiega Igor Cherstich, antropologo della School of Oriental and African Studies di Londra. « E l’identità  tribale varia a seconda delle regioni: gli abitanti di Tripoli per esempio ormai hanno per lo più perso memoria delle loro origini, mentre l’appartenenza tribale è più sentita a Bengasi » .
Diverso ancora il discorso per le aree meno urbanizzate, dove clan e cabile controllano ancora il territorio. « E ciò — osserva Cherstich— potrebbe avere una qualche influenza nella regione della Sirte, ricca di giacimenti petroliferi. Tuttavia non bisogna fare l’errore di contrapporre l’appartenenza tribale all’identità  nazionale. I due sentimenti vanno insieme, come dimostra la scelta del Consiglio nazionale transitorio di non arroccarsi nella Cirenaica ma di aver voluto puntare a ogni costo verso la capitale Tripoli. Tra i giovani il sentimento nazionale è addirittura prevalente » .
Certo, dice Di Sante, « in un Paese in cui non si vota dal 1952, privo di partiti e associazioni, le tribù sono rimaste l’unica rappresentanza riconosciuta » . Qualche vendetta è possibile, conclude Cherstich, « ma vorrei escludere ottimisticamente sia un conflitto tribale sia una guerra di secessione fra Tripolitania e Cirenaica » .

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