Quel vertice segreto voluto dal cardinal Bertone per la nuova Cosa bianca

by Sergio Segio | 11 Luglio 2011 6:32

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ROMA – Rifare la Democrazia cristiana? Perché no. «La scomparsa ineluttabile e definitiva dell’unità  politica dei cattolici era diventato un tabù. Uno stanco ritornello che ha frenato molte iniziative. Ora quel tabù è caduto e su questo siamo tutti d’accordo», racconta Rocco Buttiglione. Il presidente dell’Udc è fra i protagonisti di una serie di incontri riservati che va avanti già  da alcune settimane. L’ultimo risale a lunedì scorso. Appuntamento alla parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù, via Marsala a Roma, pochi passi dalla Stazione Termini. Stavolta erano veramente in tanti. Oltre a Buttiglione, Beppe Fioroni (Pd), Beppe Pisanu (Pdl), Paola Binetti, Savino Pezzotta e Lorenzo Cesa (Udc), il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Con loro praticamente tutte le sigle dell’associazionismo cattolico, dai Focolarini alla Compagnia delle Opere, dagli Scout alle Acli, dal Movimento cristiano lavoratori alla Comunità  di Sant’Egidio rappresentata al massimo livello da Andrea Riccardi.
Nella sua rubrica su Pubblico, la sezione politica di Repubblica. it, Monsignore rivela i contenuti dell’incontro e i riflessi sui diversi settori delle gerarchie ecclesiastiche. La Chiesa o una parte di essa tifa per una politica diversa, per un dopo Berlusconi che non assomigli affatto alla Seconda Repubblica, per il ritorno di un partito in cui la laicità  dello Stato sia combinabile con il sistema valoriale del mondo cattolico. In parole povere: si sogna una “Balena bianca” del terzo millennio. Da innestare con molte facce nuove, con giovani finalmente liberati dal giogo delle fazioni contrapposte.
Soprattutto di questo si parla nei vertici segreti dell’ipotetica ma non fantomatica nuova Dc. «C’è bisogno – spiega il democratico Fioroni – di riprendere in mano la formazione politica dei ragazzi cattolici, di dare una prospettiva a loro e al Paese. È più un impegno culturale che un impegno politico. Il modello è il codice di Camaldoli». Il documento, varato tra l’altro da Andreotti, Moro, Taviani, La Pira nel 1943, fu la base della politica economica della Democrazia cristiana.
Proprio di economia e di questione sociale si è parlato nel vertice di lunedì. E di legge elettorale. E di una norma che regolamenti finalmente la vita dei partiti «sbloccando questi fondamentali canali di partecipazione», dice Buttiglione. Un programma molto più vasto di quello in cui i politici cattolici sono stati confinati, anche per colpe proprie, nell’ultimo quindicennio: vita e morte, diritti civili e scelte soggettive. Quello che Buttiglione chiama «il movimento dei movimenti» entra nel vivo del dibattito politico. Mette alla sbarra il Porcellum, discute della manovra, cerca la via d’uscita alla crisi italiana. «Non è un partito», giura Fioroni. «Non è ancora un partito», si sbilancia il centrista Buttiglione. La presenza di Bonanni fa intendere che all’impegno culturale questa rete dei cattolici può unire voti, consensi, categorie professionali. La Cisl è un bacino elettorale molto forte. E può diventare una riserva di personale politico. Per questo tornare al sistema delle preferenze è indispensabile per chi intende cullare la prospettiva dell’unità  politica dei cattolici. Che ha già  la sua stella polare. «Se fosse un partito – spiega il presidente dell’Udc – avrebbe il suo riferimento nel Ppe». Questo chiarisce il motivo per cui Fioroni ufficialmente frena: il Pd sta dall’altra parte nello scacchiere europeo. Ma gli schieramenti non fermeranno l’ex ministro dell’Istruzione.
Mercoledì l’iniziativa riservata delle associazioni avrà  la sua prima vetrina pubblica in un convegno organizzato da La Società , rivista della Fondazione Toniolo di cui è vicedirettore monsignor Mario Toso, l’animatore dei vertici di Via Marsala. Toso è vicino al segretario di Stato Tarcisio Bertone che osserva con interesse le scelte del «movimento». Al dopo Berlusconi i cattolici vogliono arrivare già  pronti. E possibilmente uniti.

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