|
28 Aprile 2012
Molte case sono rimaste vuote per l'emigrazione, quella degli italiani. Il 60% dei comuni del Sud e delle Isole ha visto diminuire la popolazione. Tra i comuni della Basilicata solo 17 hanno avuto un aumento della popolazione, 114 hanno perduto abitanti. Nelle regioni dove l'unica industria in crescita è quella dell'economia criminale, i giovani - specie quelli più qualificati - se ne vanno, verso il Nord, verso l'estero. E dove la popolazione cresce è il risultato dell'immigrazione straniera, quasi due milioni in mezzo in più, pari a tutto l'aumento rispetto alla popolazione di dieci anni fa.
Un aumento presente nel centro-nord e concentrato nelle zone industriali: nella Brescia della metalmeccanica gli immigrati sono oggi il 16% della popolazione.
È la fotografia di un paese che sta male, peggio di dieci anni fa. Le periferie, le zone interne si spopolano, riflesso di un'economia che s'impoverisce, di occasioni di lavoro perdute, di imprese che chiudono. I centri maggiori crescono soprattutto per nuovi abitanti che sono tra i più poveri: immigrati italiani dal Sud e immigrati stranieri: operai in imprese che pagano salari troppo bassi e "badanti" che rattoppano un sistema di welfare pubblico che - taglio dopo taglio - ha abbandonato chi ha bisogno di assistenza. Un Paese in cui la casa non è più un diritto, ma una merce lasciata alla speculazione. Non è un paese per giovani, non è un paese per vecchi. È quanto ci lascia un decennio dominato dallo strapotere del privilegio.























Commenti