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07 Febbraio 2012
Da quando generi e tecniche artistiche tradizionali sono entrati in crisi, in seguito all'insorgere delle nuove concezioni estetiche introdotte dalle avanguardie storiche prima e dalle neovanguardie poi, la comprensione delle modalità di esecuzione e dei procedimenti sottesi all'opera diviene una chiave di lettura ancora più rilevante per la esegesi dell'opera stessa. Le fotografie di Amendola sono dunque una testimonianza preziosa dell'opera nel momento del suo farsi. Questi scatti costituiscono infatti una finestra privilegiata che si apre sull'universo dell'artista, di cui siamo invitati a scoprire movimenti e azioni altrimenti invisibili.
Attraverso le immagini vengono alla luce artifici e rituali nascosti della creazione artistica: Alberto Burri impegnato a plasmare con la fiamma ossidrica la superficie plastica trasparente, quasi a formare un tutt'uno con la combustione, Emilio Vedova interamente coperto di colore dopo avere ingaggiato la sua personale lotta con la tela o Antonio Recalcati con il volto bendato, sdraiato sul quadro per imprimere sulla vernice la traccia del proprio corpo. Amendola rende tangibili processi e azioni che stanno dietro e dentro all'opera. Nel far ciò dimostra grande discrezione e garbo che, insieme al suo sicuro gusto estetico, contribuiscono a renderlo testimone ideale delle esperienze artistiche contemporanee. E questo nonostante il suo interesse per l'arte non si limiti all'oggi, ma si estenda alla scultura rinascimentale, come nelle foto delle sculture di Michelangelo Buonarroti (esposte tra l'altro all'Hermitage di San Pietroburgo nel 2007), di Donatello o Jacopo Della Quercia. Immagini fortemente evocative in cui Amendola dimostra, ancora una volta, il suo talento nell'interpretare e nel rileggere l'opera d'arte, restituendola a una nuova esistenza fotografica.











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