Borse giù, spread su: Milano a -3,8 Ma quanto è paura da Hollande?

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In Olanda è crisi di governo sul rigore. Germania, meno produzione industrialeI mercati hanno fatto i mercati e, su uno scenario europeo ormai stabilmente negativo, hanno caricato il vantaggio del candidato socialista alle presidenziali francesi come un altro dei problemi dell'Unione. L'effetto era facilmente prevedibile: borse giù, spread su e non solo quello italiano, ma anche fra Oat francesi e Bund tedeschi e speculazione in festa. Cui si sono aggiunti messaggi politici confusi, come le dichiarazioni di voto a favore di François Hollande da parte di Giulio Tremonti o del premier spagnolo Mariano Rajoy. Solo Angela Merkel (tacendo il premier britannico) è rimasta coerente, appoggiando ancora - per forza più che per amore - Nicolas Sarkozy.
Il primo turno francese ha espresso, oltre al vantaggio del candidato socialista, un terzo dei voti di matrice anti-europea e anti-sistema, collegati ai candidati di sinistra Jean Luc Mélenchon e di destra Marine Le Pen. Ma la campagna elettorale francese non è stata certo giocata sull'Europa. Né Hollande ha detto che farà carta straccia del Patto di bilancio (Fiscal compact), nel caso diventasse presidente e si presentasse al prossimo vertice della Ue del 28 giugno: per lui, il Patto andrà rivisto aggiungendo la parola d'ordine «crescita», la prima del vocabolario in qualsiasi lingua di qualsiasi governante europeo. La Francia ha già perso la tripla A da parte delle agenzie di rating e non pare certo l'idea di Hollande di non considerare il costo del lavoro un problema (come in Germania, fa notare) a essere la prima causa degli indici in discesa delle borse di ieri, comunque nervose.
Parigi ha chiuso a -2,93%, Francoforte a -3,36%, Londra a -1,84% e Milano a -3,8%, il dato peggiore. Lo spread è risalito ovunque nei confronti del Bund tedesco, dall'Italia (408,5 punti base) alla Francia (145,5) passando per l'Olanda (82). In mattinata, le borse asiatiche avevano chiuso debolmente, ma a causa di bilanci negativi di grandi gruppi quotati e per il calo delle materie prime. Nel pomeriggio inoltrato, Wall Street viaggiava sotto di un quarto di punto, più per altri bilanci negativi di altri gruppi che per paura del socialista Hollande. Nelle reazioni politiche europee, del voto francese ha fatto più impressione l'altissimo risultato ottenuto dall'estrema destra lepenista.
Nella corsa a fare innervosire i mercati europei, Parigi non vale quel che è successo all'Aja, dove il governo si è dimesso portando il paese quasi certamente a elezioni anticipate. La coalizione di centrodestra ha preferito dire no a misure di austerità per ridurre il rapporto deficit/pil ed evitare un possibile dowgrade delle solite agenzie, piuttosto che imbarcarsi in una politica di rigore. All'incertezza politica di un altro paese dell'Unione si è aggiunto un dato negativo da economia reale, con l'indice Pmi manifatturiero in Germania caduto ad aprile a 46,3 punti rispetto ai 48,4 di marzo. Il più brusco calo da luglio 2009 del dato della produzione industriale.
L'effetto Hollande va poi ridimensionato alla luce del più forte timore per la tenuta della Spagna e, pare, dell'Italia, questa probabilmente mai veramente sopita. Domenica a Washington, il Fondo monetario internazionale ha allargato i cordoni per un eventuale salvataggio di paesi europei, portandolo alla cifra di 700 miliardi di dollari, che si vanno ad aggiungere al fondo salvastati della Ue accreditato di altri 700 miliardi di euro (925 miliardi di dollari). Ma a Washington si sono accalorati essenzialmente sul destino di Spagna e Italia, a leggere il resoconto del Wall Street Journal Europe, scontato per Madrid, non per Roma.
La politica di rigore del governo di Mario Monti ha allontanato l'Italia dal baratro scavato dal suo predecessore. Oggi, però, sembra non convincere l'America e i mercati, che avvertono come troppo rigore possa portare a un corto circuito prima della crescita. Ieri, le borse hanno digerito i miliardi del Fondo monetario come una cena superleggera, sapendo che in caso di crisi non ci sarebbero soldi a sufficienza per salvare la Spagna o, a maggior ragione, l'Italia. Due paesi dove pure si sta mettendo mano pesantemente a riforme strutturali e progettando nuovi tagli ai bilanci, per affrontare la recessione. «Nello scenario migliore - scrive il Wsj - queste riforme impiegheranno molti anni a dare risultati ed è difficile per gli investitori giudicarne i progressi». Quanta paura fa davvero Hollande?

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